Marco Romano, candidato del PPD al Consiglio nazionale si esprime in vista delle elezioni federali del 23 ottobre.
Ticinolive: Signor Marco Romano, oggigiorno, idealmente, cosa deve fare per il Ticino un politico ticinese a Berna?

Marco Romano: Innanzitutto deve svolgere la sua attività principalmente a favore delle problematiche del Ticino, piuttosto che in rappresentanza di un interesse particolare. Questo riguarda soprattutto il Consiglio degli Stati; ma anche al Nazionale credo che in futuro la deputazione ticinese alle Camere debba essere piú compatta e focalizzata sulle problematiche specifiche del nostro Cantone. Siamo pochi e l’unione fa la forza. L’impegno del nostro senatore Filippo Lombardi in tal senso è lodevole. In secondo luogo credo sia fondamentale riuscire a trascorrere piú tempo nella capitale: occorre vivere Berna e i suoi meandri per aiutare il Ticino! Quale giovane politico – se eletto – intendo costruire una fitta rete di relazioni con funzionari federali, colleghi deputati e lobbisti per portare alla loro attenzione i problemi e i bisogni del Ticino. Per un deputato ticinese l’attività di consigliere nazionale deve andare quindi un po’ oltre l’impegno di milizia.

TL: E’ legittimo attendersi, come ticinesi, che il politico che siede a Berna difenda il Ticino a spada tratta? Oppure vanno considerate altre e più vaste dinamiche?

MR: È piú che mai legittimo! Ma non deve diventare un grimaldello per mettere tensione e pressione sui politici. Credo che i deputati debbano rispondere al proprio elettorato, agendo però in modo responsabile e nell’interesse di tutto il Paese. I problemi del Ticino sono particolari, ma non unici ed esclusivi. Spesso le soluzioni realizzabili sono frutto di compromessi e pragmatismo. Il voler “a spada tratta” restare sulle proprie posizioni blocca l’azione finendo per non portare a nulla. Occorre agire con impegno e determinazione, concentrandosi sulla ricerca di soluzioni realizzabili e capaci di trovare consenso. Stare fermi e bloccati in un angolo, richiamando solo gli interessi ticinesi, non porta a nulla.

TL: L’attuale situazione di crisi nel nostro paese rivela tragicamente il problema dei cartelli. E’ in grado di fare promesse in materia ai suoi elettori?

MR: Non mi permetto di fare promesse, ma condivido l’affermazione contenuta nella domanda. Personalmente credo che la politica debba mettere le autorità preposte – soprattutto mister prezzi e la commissione della concorrenza – nella condizione di agire dotandole di strumenti d’intervento diretti ed efficaci. Oggi il loro ruolo è troppo passivo a causa dei limiti d’azione impostigli. Occorre modificare la legge sui cartelli in modo da impedire più efficacemente gli accordi orizzontali sui prezzi, le limitazioni quantitative, la ripartizione per zone e gli isolamenti geografici. Per realizzare con successo questo è tuttavia fondamentale che produttori e distributori si comportino con responsabilità trasferendo più rapidamente i vantaggi del cambio sui consumatori.

TL: Trova giustificato che il Consiglio federale venga eletto dall’Assemblea federale e non dal popolo?

MR: Sono assolutamente contrario alla proposta di radicale modifica del nostro sistema elettorale e del suo funzionamento. L’elezione popolare del Consiglio federale stravolgerebbe tutti i meccanismi della nostra democrazia che hanno garantito l’odierno sviluppo (e successo!) della Svizzera. D’improvviso si accentuerebbero a dismisura la personalizzazione della politica e la forza finanziaria dei singoli candidati e di gruppi d’interesse particolari. Non sono, per fortuna, questi elementi ad aver fatto la fortuna della Svizzera. Pensando poi al Ticino credo che – malgrado gentili e utopiche promesse – resteremmo a vita tagliati fuori. Il Consiglio federale verrebbe inevitabilmente costruito attorno all’asse cittadino e metropolitano: Basilea-Zurigo-Berna-Losanna-Ginevra. L’elezione del Consiglio federale da parte del Popolo rischierebbe così di divenire uno spettacolo, fortemente condizionato dai media e dai mezzi finanziari, senza la volontà di garantire la stabilità e l’operatività dello Stato.

TL: Quale posizione difenderà nella discussione attorno alla futura chiusura – per lavori di risanamento – della galleria autostradale del San Gottardo?

MR: SI’ a due tubi, ma NO a un aumento delle capacità di transito tramite due corsie per tubo. È fondamentale disporre di questo collegamento prima che l’attuale galleria sia chiusa per 900 giorni. Un Ticino isolato subirebbe pesanti e inevitabili conseguenze, specialmente a livello economico e turistico, che comprometterebbero indirettamente il benessere di tutti. Non possiamo permettercelo! Una volta conclusi i lavori di risanamento del tunnel attuale, disporremo di due tubi. Abitando nel Mendrisiotto, non voglio però assolutamente un aumento della capacità di transito. Occorre rispettare la Costituzione ed evitare di portare al collasso la nostra rete autostradale. Una corsia per tubo basta e permette di gestire al meglio il flusso. Ne va del benessere del Ticino e della sicurezza di chi transita nel Gottardo.

TL: Come deputato a Berna potrà promuovere e sensibilizzare il governo federale riguardo alla tematica “Italia”?

MR: Qualora fossi eletto, mi impegnerei per sensibilizzare Berna sulle peculiarità e sulle difficoltà del Ticino. È infatti evidente come Berna sia maggiormente attenta ai rapporti con la Francia e la Germania. In aggiunta le relazioni con lo Stato italiano sono evidentemente piú complesse. Credo che occorra un’intensa e costante pressione. Ma attenzione: non dobbiamo chiuderci in un angolo urlando “aiuto!”. Dobbiamo essere presenti in prima persona a Berna per curare soprattutto i contatti con l’amministrazione federale e i colleghi parlamentari del proprio Partito e non. Non solo il Consiglio federale deve cambiare approccio, ma anche e soprattutto il Parlamento e l’Amministrazione federale. È qui che si risolvono i problemi e si prendono le decisioni. È qui che voglio impegnarmi!

 

Pubblicato su ticinolive.ch, mercoledì 21 settembre.